domenica 2 ottobre 2016

NICOLA SAMORI'

"Il volto è ciò che si sporge verso di noi nudo, indifeso, inerme, e che è, per questo, sacro. Samorì muove contro questa sacertà, oppure la porta al suo senso opposto che pure è contenuto nel suo significato. Sacro è ciò che è intoccabile, ma al tempo stesso esecrabile, e dunque uccidibile, come ha detto Agamben in “Homo sacer”.
Franco Rella
dipinto: Nicola Samori'
Nei suo dipinti che si riallacciano alla grande pittura classica e' il volto, l' immagine che di noi esponiamo al mondo in modo piu' vulnerabile ma anche piu' costruito ad essere preso di mira. Samori' si accanisce su di esso e lo smembra, lo lacera fino al dissolvimento. Samori' porta cosi' a svelare l' incosistenza e la grande menzogna che attraverso il volto porta alla tragica identita' degli individui. Allo stesso tempo la violenza di quei volti devastati o solo nascosti, rivelano l' inganno estetico di una pittura realizzata secondo i canoni classici rivelandone la falsita' di cio' che viene proposto.
"Una sorta di tradimento nei confronti della tradizione, quello che Samorì compie sulle tele, ora slabbrate, ora pastose, in una sorta di distruzione formale in bilico fra omaggio e demistificazione. Ecco allora comparire, dietro il colore che si disfa e cola, le figure di Rembrandt, Goya, Caravaggio, numi tutelari del pittore emiliano, trattati alla pari di un tavolo operatorio, dove sezionare, sperimentare, sporcare; un procedimento, questo, che richiama la pittura sfatta di Francis Bacon. Ma la stessa volontà di recupero di queste immagini tradizionali permette la pratica del ricordo, l’allontanamento dal museo e l’inserimento nel flusso del contemporaneo. Meglio la profanazione di queste dame secentesche, di questi Salomoni e Sebastiani, che l’abbandono indiscriminato nei polverosi archivi del museo, l’indifferenza della società attuale che condanna all’oblio gran parte della nostra storia.
Alessandro Marzocchi da Artribune 2013


















venerdì 23 settembre 2016

GIUSEPPE COLOMBO
"Colombo rivela il suo talento nel riappropriarsi dell’evidenza visiva con uno sguardo penetrante, con lenti potentissime, animando di rinnovata energia ciò che lo sguardo percepisce, a dimostrazione che la poesia è possibile coglierla intorno a noi e che i poeti e gli artisti hanno la virtù di rivelarcela”.
Marco Goldin
“Ci sono .... artisti che devono stare attenti alla loro straordinaria capacità tecnica che li può portare molto lontano, più lontano di quanto essi stessi vorrebbero. Giuseppe Colombo rientra in questo ristretto giro. Quando ho visto per la prima volta un suo disegno acquerellato, il soprannome che mi è venuto spontaneo da dargli è stato quello di Le magiciens du crayon. Era una volpe uccisa e abbandonata lungo una strada di campagna. Vista con una prospettiva laterale, dava un senso di movimento anche se l’animale era morto. Un piccolo capolavoro. Io credo che Giuseppe sia uno dei migliori disegnatori italiani in assoluto”.
Stefano Malatesta
dipinto: Giuseppe Colombo

JUAN GELMAN
Sto seduto come un invalido nel deserto del mio
desiderio di te
Mi sono abituato a bere la notte lentamente, perché so
che la abiti, non importa dove, popolandola di sogni.
Il vento della notte abbatte stelle tremanti fra le mie ma-
ni, che ancora non si adattano, vedove inconsolabili del-
la tua chioma.
Nel mio cuore si agitano gli uccellini che in lui hai seminato
e a volte gli darei la libertà che esigono per ritornare a te
con il gelido filo del coltello.
Ma non può essere. Perché sei tanto in me, tanto viva
in me, che se morissi io, ti morirei.